Col casco sempre in testa

Seduto sul divano ma con gli occhi sempre rivolti alle sue creature, le braccia tese, pronte a scattare verso The Great Helmets Wall per toccare un casco, per porgerlo a chi gli sta di fronte mostrandone i particolari, ogni rifinitura, Fabrizio si illumina quando gli si chiede che cosa l’ha mosso all’inizio e che cosa sogna:

“amavo i vecchi caschi, da adolescente andavo a cercarli ovunque, compravo i caschetti da ventimila lire, li smontavo e li rimontavo, li ridipingevo. In seguito ho lasciato ingegneria per fare il carrozziere di auto d’epoca e crescere nella cultura in cui mi riconosco, affinando le tecniche. E ancora oggi è questo che voglio fare, circondarmi di oggetti personalizzati e in stile seventies. Voglio continuare a metterci la faccia, a portarli in giro personalmente, a guardare il viso soddisfatto di chi riconosce nella nostra creazione il proprio sogno. Quando ad uno show vedo scendere da una moto verniciata da noi qualcuno con il casco Seventies Helmets che mi viene incontro, mi abbraccia e mi dice io capisco una volta di più che non voglio altro, perché questo mi soddisfa più di vendere 100.000 caschi chissà dove.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E il suo viso brilla, parlando, con un glitter ancora appiccicato alla tempia destra, che riflette la luce della lampada e l’amore di quest’uomo per il lavoro che si è inventato e che fa senza rivali.

Eh sì, quel brillantino sulla tempia racconta molto di più di qualsiasi altra cosa.
Fabrizio il casco ce l’ha davvero sempre in testa.